Musica

Durante la stagione primaverile e estiva c'è un'esplosione di musica in Puglia: musica popolare, reggae, rock, pop ecc. In questo periodo dell'anno il Salento diventa un palcoscenico a cielo aperto su cui si alternano artisti di fama internazionale e gruppi locali. Concerti, spettacoli teatrali, ballo folkloristico, spettacoli di ogni genere arricchiscono la vita notturna dell'intero territorio salentino. La festa è la vera protagonista dell'estate in Salento.


Ciò che ancora oggi accade ha profonde radici culturali, ancorate alle origini greche della cultura salentina. Il canto e la musica grika accompagnavano il ciclo vitale e produttivo delle comunità umane agricole e rurali del Salento. Questi antichi rituali cantati scandivano le varie fasi dei cicli della vita. Si sono tramandati sino ad oggi attraverso una tradizione esclusivamente orale. In particolare nella tradizione salentina il canto della “strina” giunto sino ai giorni nostri, è un antichissimo canto pagano che accompagnava rituali per la rinascita del nuovo anno. Altri canti popolari hanno invece come tema l'amore nelle sue varie manifestazioni. Venivano cantati dai “cantori” durante il lavoro nei campi ed avevano l'obbiettivo di interrompere la monotonia del lavoro per rafforzare lo spirito. 

Protagonista del ritmo che accompagnava i canti è il suono del tamburello, che ancora oggi unisce anziani e giovani nella “ronda”, il cerchio sacro che si formava spontaneamente nelle masserie al termine delle dure ore di lavoro nei campi. Battiti ancestrali che seguendo il ritmo della Terra sancivano nel cerchio unioni, accoppiamenti, combattimenti, guarigioni. Il ballo, il griko, il tamburello, la festa, il corteggiamento sono gli elementi fondamentali di questi riti mistici di natura orgiastico-tantrica coltivati nel Salento, crocevia culturale tra oriente ed occidente. A Torre Paduli, patria del tamburello, durante la Festa di San Nicola il 15 di agosto è ancora possibile assistere al rituale della ronda e della battaglia dei coltelli. 

Pizzica pizzica e Tarantismo

Il ballo della Pizzica e la musica tradizionale salentina sono tornate alla ribalta come movimento di musica popolare negli anni'80 grazie ad un rinnovato interesse per il fenomeno del Tarantismo. La culla del Tarantismo è Galatina un paese che appartiene all'antico territorio della Grecia Salentina che contemplava ben 27 paesi. Il Tarantismo rappresenta un fenomeno antropologico di natura mistico-magica. Un rituale magico che attraverso il ritmo del tamburello ed il canto aveva l'obbiettivo di guarire le “pizzicate” ed i “pizzicati” (per la maggior parte donne) donne e uomini che durante il lavoro nei campi dicevano di essere stati punti dal morso di un ragno velenoso chiamato “tarantula”. La loro guarigione consisteva nell'essere sottoposte ad un rituale di purificazione all'interno di un cerchio di cantori e suonatori. Vestite con una lunga tunica bianca le “pizzicate” ballando per molte ore al ritmo dei tamburelli entravano in una sorta di trance che accompagnava la guarigione interiore e permetteva al veleno del ragno di essere rilasciato più velocemente. Venivano poi condotte alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Galatina dove si svolgeva il rito cattolico per della loro benedizione. Sacro e profano, libertà ed oppressione, estasi e sofferenza si mescolano nel Tarantismo, fenomeno di liberazione catartica tutto al “femminile” che consentiva alle donne oppresse dal lavoro nei campi e dal patriarcato di lasciarsi finalmente andare all'ancestrale richiamo del corpo, della danza e della Terra. Dalle donne nasce lo strumento del tamburello forgiato da un utensile agricolo, il setaccio per il grano. Le donne furono anticamente le  prime suonatrici del tamburello.

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